Una bugia necessaria, una bugia senza la quale non sarebbe possibile alzarsi al mattino, vestirci, andare a chiuderci in un ufficio e svolgere il lavoro che ci permette di occupare dignitosamente la nostra casella nella scacchiera della società.
E allora ce la si ripete, tutti i santi giorni. Tutto passa. E in effetti è così, il dolore si va attenuando. Il tempo cura tutte le ferite. Dicono. E non dico che non sia vero, però le ferite lasciano una cicatrice. A volte si chiudono bene e il segno lo devi andare a cercare. In altri casi, è così evidente che per quanto tu ti sforzi, è impossibile da ignorare. E per quanto la nascondi, non ne parli più, non la fai più vedere, perchè chissà che penserebbero gli altri se sapessero che non se n'è andata, resta là.
Ci sono giorni in cui fa così male che la bugia ti schiaccia. A me succede così. Non riesco più a respirare. Penso a tutti i miei sogni rotti, all'istante in cui sono andati in frantumi e che non sono più riuscita a mettere insieme. E il dolore esplode. Ho imparato che il dolore non è mai silenzioso. "People make noise when they are sick" cantano i miei cari Slipknot. Mi sono pure tatuata una loro frase in un momento molto rumoroso per ricordarmi che tutto quello che non ti uccide, ti rende più forte. Che è una bugia più o meno dello stesso calibro del "tutto passa". Quello che non ti uccide, non lo fa perchè non è ancora arrivato il tuo momento. E ho desiderato intensamente che arrivasse quel momento, che arrivasse il silenzio e la calma. E tutti i giorni, spero che la bugia che mi racconto (e che racconto a tutti quelli che incontro quando dico che sto bene) non sia più una menzogna, che l'agonia è finita, che davvero tutto è passato.
I diari dell'abbandono
martedì 20 ottobre 2015
martedì 18 gennaio 2011
Nebbia
Avere tempo libero è la sciagura peggiore quando cerchi di dimenticare. Avere la testa sgombra da incombenze spalanca il cancello che cerchi faticosamente di chiudere ogni giorno.
È come se ogni santa mattina cercassi di chiudere con un filo di ferro la porta senza serratura dietro cui vuoi rinchiudere per sempre i ricordi. Provi a stringere il filo, attorcigliarlo su se stesso, in modo che non si sciolga più. Eppure sai che il filo è sottile, che è un materiale cedevole, che si copre facilmente di ruggine e altrettanto facilmente si spezza.
E allora ti ritrovi a riguardare delle vecchie foto e rivederti lì in quelle situazioni in cui eri felice. Forse solo il tempo di una foto, ma felice e leggera. Senza porte da chiudere, con il cuore aperto ed esposto. Con gli occhi brillanti e uno sguardo così dolce che nemmeno tu sapevi di avere.
Parlo a me e al mio dolore, parlo per farmi compagnia. Per non sentire l'aria gelata che esce dalla porta aperta e che domani mattina tornerò di nuovo a chiudere, graffiandomi le dita, sporcandomele di nuovo di ruggine, finchè rimarrà energia, finchè la porta non si aprirà più.
lunedì 6 dicembre 2010
Riflessioni Lutoniane
È negli occhi della persona che amiamo che siamo davvero noi.
Specchiandoci in un altro paio di occhi, percepiamo il bello del nostro io.
Il sorriso che regaliamo, la risata, la mano tesa,
ecco dove si nasconde il nostro essere che si schiude al mondo.
È nel calore di un abbraccio, in uno sguardo che si ferma sui tuoi particolari,
il segreto del tuo io.
È caldo e asciutto negli occhi di chi ti ama, sei prezioso e puro, forte ed intoccabile.
Ora che non ci sei più, non sono niente. Non trovo nell'immagine di me niente di buono da salvare.
E mi chiedo se nello specchio dei tuoi occhi non ho visto solo un'illusione.
E prego, ovunque tu sia, che tu non provi mai la sensazione di vuoto che ho io ad ogni respiro.
La sconfitta che ti trapassa il cuore, che lo lacera e non rimane niente. Silenzio. Punto.
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